L’autunno del Monferrato

Dalla Madonna di Caniglie a Portacomaro: scoprire una zona poco conosciuta del Monferrato in veste autunnale.

Domenica  8 Ottobre abbiamo effettuato la gita nel Monferrato prevista dal nostro calendario sociale.

Alle otto, 23 volenterosi sono partiti, dopo aver caricato le bici sul furgone e sulle auto, alla volta di Asti, e precisamente alla Madonna di Caniglie, dove abbiamo parcheggiato gli automezzi.

L’aria frizzantina dell’autunno Astigiano non ci ha fatto perdere tempo e siamo subito partiti addentrandoci nel fondovalle ai piedi delle colline con i loro colori autunnali.

Tra falsopiani e leggeri saliscendi, con alcuni tratti asfaltati ed altri sterrati siamo giunti nei pressi delle “tartufaie”, che è una zona le cui particolari caratteristiche, riguardati clima e territorio permettono uno sviluppo ottimale a vari tipi di tartufi.

Questi ultimi, per crescere al meglio, hanno bisogno di un terreno dal PH alcalino, molto calcareo, senza ristagno e ben aerato.

Lasciati questi luoghi abbiamo attraversato la ex stazione ferroviaria di Penango: la stazione fu inaugurata il 12 luglio 1870 contestualmente all’apertura della ferrovia Castagnole-Asti-Mortara, il cui esercizio fu ceduto dallo Stato alla Società per le Ferrovie dell’Alta Italia (SFAI) in virtù della legge di riforma del 1865 nel frattempo intervenuta. In base alla legge “Baccarini” del 27 aprile 1885, la concessione fu trasferita in tale anno alla Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo, con servizi esercitati dalla Rete Mediterranea, per poi passare nel 1905 alle neocostituite Ferrovie dello Stato.

Nel 1989 la stazione, privata del binario d’incrocio, venne trasformata in fermata.

Passata in gestione nel 2001 a Rete Ferroviaria Italiana, per consentire alcuni lavori di manutenzione dal 6 settembre 2010 la linea venne sospesa al traffico il quale venne definitivamente soppresso dalla Regione Piemonte a partire dal 17 giugno 2012.

La particolarità di queste stazioni che transitavano il fondovalle monferrino era che tutti i centri abitati erano sul crinali, e quindi la stazione era distante.

Lasciata la ex stazione si comincia a fare sul serio, una ripida, ma non lunga salita, per i più volenterosi conduce al Paesino di Penango, mentre, dall’altro versante una più agevole conduce allo stesso punto.

Dopo alcuni istanti per contemplare le valli del monferrato che conducono lo sguardo fino alla catena alpina, la cui vista spazia dal Monte Rosa alle Alpi Marittime, un tratto tranquillo, con una breve risalita ci porta a Moncalvo.

Il meritato riposo con pausa pranzo lo abbiamo fatto nella sede Proloco di Moncalvo, all’interno del   Palazzo Testafochi (XVIII secolo su impianto tardo medievale).

Di origine romana, Moncalvo (il comune più piccolo d’Italia) fu nel corso dei secoli proprietà della Chiesa di Asti, della famiglia Graffagno, del Marchese del Monferrato, che ne fece la propria capitale, per poi passare al Marchese di Saluzzo (1306) e quindi nuovamente ai Paleologi di Monferrato (1309). Subì varie occupazioni straniere e divenne da ultimo dominio dei Gonzaga del Ducato di Mantova, i quali la cedettero in feudo a diversi signori (nel 1604 a Galeazzo di Canossa, nel 1619 a Rolando Natta, nel 1671 a Filiberto marchese di Ceva); nel 1691 subì il saccheggio da parte delle truppe imperiali comandate da Eugenio di Savoia. Passò infine definitivamente alla casa Savoia nel 1704. Con sue Patenti del 9 agosto 1774 Vittorio Amedeo III di Savoia la dichiarò Città, riconfermando il titolo già attribuitole dal Duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga il 23 marzo 1705. Nel 1908 ritorna in possesso delle frazioni di Castellino, San Vincenzo, Patro e Santa Maria che nel 1705 erano state annesse al Comune di Penango.

 

Un volontario ci ha accompagnato lungo le vie di Moncalvo, fino al Museo Civico nei locali dell’edificio del XVII sec. che fece costruire il pittore Guglielmo Caccia, residenza e convento per le sue due figlie monache pittrici Orsola Maddalena e Francesca. La preziosa collezione appartenne a un unico collezionista: l’ambasciatore Franco Montanari che alla sua morte nel 1973 lasciò per testamento i suoi preziosi beni al Comune di Moncalvo. Colto mecenate fu amico di illustri pittori quali Giorgio De Chirico, Renato Guttuso e Pio Semeghini.

Il fondo, molto vasto per consistenza e tipologia, comprende anche numerosi oggetti e sculture africane, esemplari d’arte orientale in particolare kakemono e stampe giapponesi di Utamaro e Hiroshige.

Nella collezione esposta spiccano un disegno a matita di Amedeo Modigliani Un tempera su cartone di Giorgio De Chirico Le Vestali degli anni trenta.

Un delicato acquarello di Mario Mafai Quadro azzurro. Un dipinto su tela di Afro Donna seduta degli anni quaranta. Un Ritratto di Renato Guttoso eseguito ad inchiostro ed acquarello con dedica “A Montanari cordialmente, Guttuso” .

Ripartiti alla volta di Portacomaro, dopo una breve discesa e l’attraversamento di vigneti e frutteti ed alcune risalite su carrareccie tra le innumerevoli colline, i più ardimentosi hanno provato l’ebbrezza di una risalita al paese di Portacomaro, corta, ma di notevole spessore tecnico…. Mentre gli altri hanno comodamente percorso la strada asfaltata.

Non fosse per papa Francesco, a Portacomaro  si parlerebbe quasi solo delle virtù del Grignolino. Da un anno a questa parte, invece, il buon vino rosso tipico di queste zone è stato spodestato nei discorsi al bar del paese da Jorge Mario Bergoglio. È non è poca cosa in una zona che alle vocazioni religiose aveva sempre preferito quelle viticole.

Il motivo di questo attaccamento è semplice: il Pontefice amato in tutto il mondo è originario di qui. O meglio, suo nonno Giovanni possedeva l’antico casale di Bricco Marmorito, che domina la vallata «e che da queste parti un tempo chiamavano Bricco Bergoglio, visto che la strada che porta lassù era disseminata di case di famiglie con quel cognome. Poi il nonno si trasferì a Torino e da lì, con la moglie Rosa e il figlio Mario Giuseppe, andò in Argentina. Fu poi a Buenos Aires che Mario conobbe e sposò Regina Maria, e meno di un anno dopo nacque il primogenito Jorge Mario.

La cosa strana è che Bricco Marmorito si trova in località Portacomaro Stazione, che fa parte del comune di Asti, non di quello di Portacomaro. Il che sta generando un po’ di campanilistico attrito, visto che del titolo di «Papalandia» (come l’ha già ribattezzata qualcuno) vorrebbero fregiarsi un po’ tutti. La parente più prossima di papa Francesco è una cugina che si trova a Torino, ma da queste parti sono disseminati molti altri cugini di «quarto-quinto grado», stando al sindaco………

Dopo una veloce discesa siamo ritornati agli automezzi e concluso una bella giornata.

Il Direttivo ringrazia tutti i partecipanti per il loro impegno.

Arrivederci alla prossima gita.